Amazon vista dai lavoratori: è una catena di montaggio

Giulia Perego
da Giulia Perego marzo 8, 2017 08:00 Updated

Amazon vista dai lavoratori: è una catena di montaggio

Amazon, colosso americano delle vendite online quotato in borsa, divide da sempre l’opinione pubblica per le condizioni dei suoi lavoratori, negli States madre terra così come nell’unica sede italiana del gruppo, che si trova a Castel San Giovanni vicino a Piacenza. A sette anni dall’apertura sono duemila le persone impiegate nello stabilimento piacentino, di cui 700 assunte con contratto interinale. I lavoratori preparano una media di 400mila pacchi al giorno, alcuni dei quali devono essere consegnati al mittente in meno 24 ore. È la rivoluzione 2.0 delle consegne, un metodo che è sbarcato in Italia in ritardo rispetto ad altri paesi, ma che ha conquistato in un baleno il popolo del Bel Paese.

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Quali le problematiche lamentate dai lavoratori? Amazon è una catena di montaggio, perché il lavoro è ripetitivo e continuo, senza sosta e sempre uguale. Chi ci lavora lamenta problemi fisici che vanno dai dolori alla schiena fino alla sindrome del tunnel carpale e, secondo le delegazioni sindacali, quando una persona va dal medico l’azienda insiste perché i dolori non vengano attribuiti alle condizioni di lavoro. Eppure le denunce sono tante e sono le stesse che Amazon colleziona in ogni altra parte del mondo.

Chi opera nei magazzini racconta di venti chilometri come minimo percorsi ogni giorno e nessuna pausa, nemmeno per il caffè. Le condizioni sono dure, mezz’ora di pausa al giorno, ma per raggiungere la mensa si perdono otto minuti e per andare al bagno bisogna chiedere il permesso al caporeparto; il tutto per uno stipendio di 1200 euro al mese. E poi ci sono i nuovi arrivati, gli interinali soprattutto, che si distinguono dagli altri perché vengono messi subito a fare il turno di notte e per loro non esistono festivi, non esiste Natale e non esiste Capodanno. E ancora, dopo 5 anni l’azienda offre ai dipendenti 5mila euro per andarsene, perché ha bisogno di manodopera fresca e più redditizia, pronta e in grado di sostenere i ritmi incessanti di lavoro imposti dalla casa madre.

Ma qualcosa sta per cambiare anche da Amazon, che non vuole, molto probabilmente, che scoppi un caso che la metterebbe in una luce ancor più negativa di quella attuale. I comparti sindacali sono, infatti, riusciti ad entrare in azienda e ora si batteranno per discutere di un contratto integrativo e per migliorare le condizioni di lavoro di chi opera su una catena di montaggio che tanto ricorda quelle degli anni ’50.

Amazon, d’altro canto, mette in risalto le qualità del suo lavoro, quali l’offerta di un’assicurazione privata ai dipendenti e la possibilità di avanzamento interno, quindi ‘The offer’, ovvero un aiuto economico che può permettere ai lavoratori di intraprendere altre strade. I vertici comunicano che i tassi di abbandono sono bassi, solo il 2.55%, del resto Amazon fa i conti con un paese che non è ancora uscito dalla grande crisi che lo ha attanagliato negli ultimi anni. I punti di vista sono quindi diametralmente opposti e starà ai sindacati cercare di mediare per migliorare le condizioni delle persone che operano nello stabilimento italiano del colosso delle vendite statunitense.

Giulia Perego
da Giulia Perego marzo 8, 2017 08:00 Updated
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