Petrolio: la svolta arriva dalla Norvegia

Valeria
da Valeria aprile 6, 2017 16:34

Petrolio: la svolta arriva dalla Norvegia

Parlare di materie prime in senso economico non è tutt’oggi facile, considerando lo scenario internazionale così frammentato e le rotte di ideologia che molti stati stanno perseguendo. In merito, è interessante notare la presa di posizione della civilissima Norvegia, ‘petrostato’ che ha dichiarato di voler completamente rinnegare la fonte della sua ricchezza. L’annuncio della svolta è arrivata dalla premier Erna Solberg, in un discorso pubblico che mira alle elezioni di settembre, ma che si propone come un forte punto di rottura a livello internazionale in materia di risorse energetiche. Anche se siamo abituati a legare l’oro nero ai paesi caldi dell’Arabia, non dobbiamo dimenticarci che la penisola scandinava trabocca di petrolio ma, secondo la premier norvegese, non è possibile vivere di rendita grazie ad esso.

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Il discorso della premier si è legato a un libro bianco promosso dal governo norvegese che ha rivelato quali sono le strategie di sviluppo future. Il documento contiene importanti notizie sulla volontà di abbandonare la dipendenza dall’oro nero e di concentrarsi sull’industrializzazione dello stato, sulla rete e sulle start up, quindi sull’ambiente.

Secondo gli studi, il business norvegese potrà solo guadagnarci dall’abbandono del petrolio e focalizzandosi su tutto il resto.

Quale la situazione attuale dello stato?

La Norvegia lavora con trivellazioni marine che contano il 15% del Pil norvegese e apportano ampie ricchezze alle casse dello stato. Oslo, al pari di Stoccolma, vuole arrivare al 2030 con un’economia neutra per quanto riguarda le emissioni e la stessa premier ha stabilito di attingere dai fondi del regno sovrano per puntare su altre forme di economia. Quello che è stato guadagnato finora (tanto perché la Norvegia è lo stato con monarchia più ricco del mondo) deve quindi essere reinvestito, anche al fine di riciclare in altri settori i lavoratori del comparto petrolifero.

La premier ha saputo anche disgelare i rapporti con Pechino, che erano stati brutalmente interrotti a seguito del Nobel alla pace consegnato al Dalai Lama. Ma l’entrata dei cinesi in Volvo ha dimostrato che la Cina è un ottimo partner commerciale, che potrebbe portare salute all’economia norvegese con l’obiettivo dichiarato di spartire i guadagni senza intaccare la qualità dei servizi. Ecco che la strategia norvegese si profila chiaramente all’orizzonte e comprende il taglio del petrolio e la reindustrializzazione del paese. Ma da buon stato, la Norvegia non si è fatta illusioni e ha rivisto al ribasso le prospettive di crescita del suo prodotto interno lordo, abbassandolo dello 0.1% portandolo dall’1,7 per cento all’1,6.

Si tratta di una prospettiva decisamente audace, che indurrebbe il paese ad abbandonare una fonte sicura ma inquinante e obsoleta, a favore di un’economia diversa, completamente auto-sostenuta dalle fonti rinnovabili ma pulita e a completa disposizione dei cittadini. Cambiano quindi le prospettive per l’oro nero, perché la Norvegia potrebbe fare da apripista a molti altri paesi del mondo e proporsi, a conti, fatti, come lo stato più lungimirante sotto il punto di vista della strategia energetica.

Valeria
da Valeria aprile 6, 2017 16:34
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