Entro il 2050 metà dei cittadini produrrà energia elettrica in autonomia

I modelli di approvvigionamento elettrico tradizionali non fanno più gola ai cittadini europei, che sono sempre più indirizzati all’autoproduzione delle risorse energetiche. L’arrivo delle rinnovabili ha quindi cambiato le fonti di riferimento e scosso gli abitanti dal torpore, indirizzandoli sempre più verso l’autoproduzione delle risorse. Si tratta di una realtà avvallata dai dati, in particolare da uno studio commissionato da Greenpeace. La ricerca ha infatti dimostrato che, entro il 2050, un cittadino su due dell’Unione Europea potrebbe essere in grado di raggiungere l’autosufficienza energetica e di vendere la quantità in eccesso alle grandi imprese operanti nel settore. L’autoproduzione potrebbe quindi coprire fino al 45% dell’intera domanda dell’Unione Europa.

I cittadini virtuosi vengono chiamati ‘energy citizens’ e il termine è stato coniato per monitorare un trend che si rivela essere in forte crescita in tutto il Vecchio Continente. Il fenomeno si lega indiscutibilmente con l’abbassamento dei costi per gli impianti fotovoltaici e con l’ingresso sul mercato del mini eolico. Ad effettuare lo studio ci ha quindi pensato o il centro olandese CE Delft, specializzato nelle tematiche ambientali e gli esperti hanno creato un documento che pone al centro dell’attenzione il ruolo degli energy citizens. Il concetto non interessa solo i singoli e i privati cittadini, ma anche le imprese di piccole e medie dimensioni fino a 50 dipendenti, nonché le imprese pubbliche.

In testa alla lista dei paesi più virtuosi vi sono la Svezia, che già da tempo ha fissato chiari obiettivi in materia e la Lettonia, nazione dove l’energia autoprodotta potrebbe a conti fatti coprire la quota più alta della domanda complessiva. Secondo il documento, 2 italiani su 5 contribuiranno entro il 2050 alla produzione dell’energia. Si tratta di un dato lontano dai parametri efficienti del nord Europa, ma che non pone il Bel Paese nemmeno in coda alla classifica generale. Il 27% di contributo arriverebbe quindi dai privati e il 25% dalle piccole medie imprese, mentre la copertura da parte degli edifici pubblici è stata stimata al solo 1% del complesso, un dato che rivela le forti lacune del comparto sotto il punto di vista dell’ammodernamento energetico.

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