Gelidi risultati per le vendite H&M: è l’effetto primavera?

Quanto conta l’aspetto meteorologico nella vendita dell’abbigliamento? La riposta è moltissimo, soprattutto se la primavera è stata inesistente in Italia così come in Europa. A farne le spese sono state le piccole realtà di retail, ma anche i grandi gruppi, che hanno registrato vendite molto basse in questo trimestre dell’anno.

Eclatante è il caso di H&M, colosso svedese impegnato nell’abbigliamento low cost, che a malincuore ha deluso gli investitori per il secondo trimestre di fila, registrando un misero +2% nelle vendite di stagione. Si tratta del peggiore risultato da tre anni a questa parte. I dati dimostrano infatti che nel secondo trimestre dell’anno fiscale i profitti del gruppo di abbigliamento sono scesi del 17%, mentre i ricavi sono saliti del 2%, dove la percentuale positiva è stata frutto delle nuove aperture di 153 store in franchising, nonché del buon cambio con la corona svedese.

Il gruppo ha quindi annunciato di voler perseguire la strada delle nuove aperture e ha dichiarato di voler aprire tanti nuovi punti vendita in Nuova Zelanda e Cipro entro il 2017, nonché di sbarcare in nuovi continenti a tempo breve. Il risultato relativo ai tiepidi ricavi è stato quindi commentato con una spinta energetica verso il futuro, ma ha tenuto conto dei fattori che hanno portato ad ottenere risultati così flebili nel complesso. Su tutte, le cause principali vanno ricercate nel freddo che ha caratterizzato la primavera europea, che non ha di certo indotto i clienti ad acquistare capi leggeri o a rinnovare il guardaroba.

Azioni H&M in tempo reale

Risultati del gruppo

Ma se il freddo è la causa, i competitors sembrano non essersene accorti, visto che Zara ha registrato utili in crescita nello stesso periodo. Attenzione però al luogo di produzione, perché da sempre H&M produce maggiormente in Asia a differenza di Zara, quindi il colosso svedese ha avuto problematiche relative al valore del dollaro.

Le condizioni vanno quindi analizzate con attenzione e devono tenere conto di diversi fattori, politici ed economici. Una cosa è però certa, ovvero il settore della moda low cost chiede di essere sempre più competitivo per acquisire clienti e mandare avanti una macchina imponente, che può però traballare anche per qualche grado segnato in meno dal termometro primaverile.

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Sono laureato in Economia e seguo i mercati dal lontano 2001. Sono un trader professionista dal 2005 circa. Mi occupo di mercati azionari e di analisi valute.

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