Sky lascia Confindustria Radio Tv

Una ‘piccola Brexit’, così è stato commentato l’addio di Sky alla casa comune delle televisioni, ovvero la Confindustria Radio Tv che si propone come l’associazione di categoria base del settore. A sottolinearlo le parole di Fedele Confalonieri, che ha commentato la scelta della pay tv dichiarando che l’associazionismo è fondamentale per andare avanti, quindi Sky può permettersi di non considerare questo aspetto e di andare avanti per la sua strada.

Parole taglienti, che sono state avvallate anche dall’amministratore delegato Rai Antonio Campo. Campo ha infatti dichiarato che senza Sky nell’associazione il fronte comune delle emittenti può scoprirsi più debole. Il concetto è chiaro, perché l’associazionismo aiuta il settore a prosperare, ma può diventare un bacino di incontro e di confronto sui reali problemi che la tv sta vivendo nel nostro presente. Sciogliere questo legame significa non curarsi delle altre realtà che operano nel settore e proseguire in autonomia.

Nel frattempo Confindustria Radio Tv ha indetto la sua prima assemblea senza la pay tv di Murdoch e nella relazione di rito il presidente Franco Siddi ha ribadito la forza del gruppo, che può essere spesa quando la categoria ha la necessità di dialogare con soggetti importanti quali il governo, il Parlamento, le autorità garanti e la grande Europa.

Il presidente dell’associazione ha inoltre chiesto che venga varato un nuovo Piano delle Frequenza, in previsione dell’addio alla banda 700 da parte delle società impegnate nella comunicazione entro il biennio 2020-2022. Si tratta di un piano indispensabile perché le emittenti possano attuare trasmissioni su larga banda con modalità in alta definizione.

Parlando della televisione pubblica di cui è consigliere, Siddi ha quindi confermato il suo pensiero, affermando che la Rai deve essere liquida e abile nel proporsi come interessante agli occhi dei nativi digitali. Il web sembra essere il nemico da affrontare in termini di ascolti, ma può essere visto anche come un campo da sfruttare per conquistare un’ambita fetta di pubblico. Sui colossi del web che godono di abbondanti privilegi Confindustria si è infine scagliata senza pietà, perché l’associazione chiede che tali privilegi siano bloccati e che i soggetti operanti vangano assimilati alle reti classiche, quindi tassati come da prassi per dare vita ad una situazione fluida, omogenea e che non fa distinzioni di genere fra rete e televisione.

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Sono laureato in Economia e seguo i mercati dal lontano 2001. Sono un trader professionista dal 2005 circa. Mi occupo di mercati azionari e di analisi valute.

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